Chi stanno diventando gli adolescenti?

Per provare a rispondere, forse dobbiamo prima smettere di chiedere loro chi dovrebbero diventare.

“Ascoltare l’identità” è la ricerca realizzata da Webboh Lab con Sylla – Istituto di Ricerca, sotto la guida scientifica del prof. Furio Camillo, per comprendere come gli adolescenti vivono oggi il rapporto con sé stessi, con gli altri e con il proprio futuro.

Un’indagine che mette al centro la voce diretta delle nuove generazioni, per esplorare il ruolo delle relazioni, del riconoscimento e del dialogo nella costruzione dell’identità.

Un’indagine per ascoltare, non per interpretare al posto loro

La ricerca ha coinvolto oltre 3.000 giovani under 19, attraverso la community di Webboh, media di riferimento delle nuove generazioni, con la validazione del panel proprietario Webboh Lab.

La rilevazione è stata inoltre estesa alla community di Studenti, permettendo di ampliare il confronto ai giovani che si affacciano all’età adulta.

Accanto alle risposte strutturate, la ricerca ha dato spazio alle parole spontanee degli adolescenti, raccogliendo oltre 2.300 messaggi anonimi rivolti ai genitori.

Un patrimonio di dati quantitativi e qualitativi che permette di osservare non soltanto che cosa pensano i ragazzi, ma anche come raccontano ciò che stanno vivendo.

 

Cosa ci raccontano i dati?

Il futuro è ciò di cui vogliono parlare di più

Il 77,4% degli adolescenti vorrebbe parlare maggiormente con i propri genitori del proprio futuro e di ciò che sogna di fare.

Un dato che sposta la prospettiva: il futuro non è soltanto qualcosa che gli adulti devono spiegare ai ragazzi. È anche uno spazio che i ragazzi chiedono di poter immaginare insieme agli adulti.

Prima del giudizio, chiedono ascolto

Tra i temi che gli adolescenti vorrebbero condividere con i genitori emergono anche il tempo libero, le passioni, gli hobby e lo sport (71,8%), il modo in cui si sentono davvero (71,8%) e le amicizie (70,4%).

All’estremo opposto si trovano alcuni degli argomenti che gli adulti associano più facilmente alla vita adolescenziale: social e vita online (33,1%) e amore, sesso e affettività (42,2%).

La distanza, quindi, non sembra essere soltanto una distanza generazionale: riguarda anche ciò che adulti e ragazzi considerano importante condividere.

Oltre 2.300 messaggi per dire: “ascoltatemi”

Le risposte aperte rivolte ai genitori mostrano con particolare chiarezza il bisogno di essere ascoltati senza essere immediatamente giudicati.

Tra i messaggi analizzati:

  • 20,91%: “Ascoltatemi senza giudicarmi”
  • 5,79%: “Accorgetevi quando sto male”
  • 4,13%: “Fidatevi di me e lasciatemi crescere”
  • 2,31%: “Cercate di capire chi sono davvero”

E soprattutto emerge una richiesta di relazione: 39,52% dei messaggi richiama il bisogno di “parlare di più e meglio”, mentre il 27,36% sottolinea che, anche quando il rapporto entra in conflitto, il legame affettivo con i genitori rimane forte.

Dal dialogo all’identità

I dati suggeriscono che parlare non è sufficiente.

Nel percorso di costruzione dell’identità emerge una sequenza precisa:

DIALOGO → RICONOSCIMENTO → AUTENTICITÀ → IDENTITÀ

Sentirsi ascoltati diventa quindi il primo passo per sentirsi riconosciuti; e sentirsi riconosciuti permette agli adolescenti di costruire uno spazio in cui poter essere sé stessi.

Ma gli adolescenti non sono un gruppo omogeneo.

La ricerca individua cinque modi differenti di vivere il percorso verso la propria identità, evidenziando anche differenze territoriali e generazionali.

È proprio questa pluralità che rende necessario andare oltre le definizioni generiche di “Gen Z” o “adolescenti”: non esiste un’unica identità generazionale, ma diverse mappe attraverso cui i ragazzi costruiscono sé stessi, il proprio futuro e la propria idea di successo.

Una fotografia delle nuove generazioni, vista da vicino

Ascoltare l’identità nasce dall’incontro tra la capacità di Webboh Lab di entrare in contatto diretto con le nuove generazioni e l’expertise metodologica di Sylla – Istituto di Ricerca.

L’obiettivo è trasformare le loro parole e i loro comportamenti in insight concreti, utili a comprendere un cambiamento che riguarda non soltanto adolescenti e famiglie, ma anche scuola, istituzioni, media, brand e organizzazioni.

Perché conoscere le nuove generazioni significa, prima di tutto, lasciare loro lo spazio per raccontarsi.