A queste domande risponde l’indagine “Le ragazze italiane e la nuova idea di libertà” realizzata da Webboh Lab, in collaborazione con Sylla, sotto la guida scientifica del Prof. Furio Camillo, su un campione di donne tra i 13 e i 30 anni, rappresentativo per età e macro-territorio, con un campione di confronto di uomini della stessa fascia d’età.
La ricerca è stata realizzata per FEduF e per il Fondo Filantropico Bruno Frizzera, ed è stata presentata dal Prof. Furio Camillo al Festival dell’Economia di Trento 2026, nel panel “Lavoro, famiglia, educazione finanziaria: rebus per le donne”.
Il lavoro che conta: realizzazione prima di tutto
Per le giovani donne italiane, il lavoro ideale non è prima di tutto quello sicuro.
Il 52,7% indica come priorità assoluta un lavoro che piaccia e consenta di esprimere sé stesse, a fronte di un esiguo 6,5% che mette al primo posto la stabilità. Il guadagno è rilevante (20,7%), ma è il tempo per la propria vita (16,5%) a pesare più della sicurezza.
Il dato si articola per fasce d’età: tra le 19-24enni — quelle che iniziano a fare i conti con la realtà del mercato del lavoro — la priorità della realizzazione scende al 47,3%, mentre cresce quella del guadagno (25,2%).
Sul futuro, le ragazze non mostrano paura: il 38,5% è convinta che la propria vita lavorativa sarà migliore di quella dei genitori, e il 32,1% è sicura di riuscire a trovare il lavoro desiderato.
Il genere conta ancora. E lo si capisce crescendo.
Il 35,2% delle ragazze ritiene che le donne incontrino ancora molti più ostacoli degli uomini nel lavoro — una percezione che aumenta con l’età: tra le under 15 è al 28,2%, tra le over 25 sale al 39,1%. Solo il 6,4% percepisce una piena uguaglianza di opportunità.
La ricerca introduce un concetto originale per leggere questo fenomeno: la Work Reality Exposure Curve, un modello che mostra come la percezione degli ostacoli di genere non dipenda solo dall’età, ma dall’esposizione progressiva alla realtà lavorativa. La soglia di accelerazione si colloca intorno ai 21-22 anni: è lì che la promessa culturale della parità incontra la materialità di stage, contratti, salari e conciliazione.
Quattro personas: quattro grammatiche dell’indipendenza
La cluster analysis individua quattro profili naturali che rappresentano altrettanti modi di vivere il rapporto con lavoro, denaro e autonomia:
- Heart & Values (33,5%) — Idealiste identitarie. Il lavoro deve avere un’anima e rispecchiare valori e passioni. Il denaro è responsabilità, non potere. Il cluster più numeroso è anche il più urgente: forte idealismo, spesso privo degli strumenti per diventare autonomia concreta.
- Goal First (29,2%) — Pragmatiche fredde. Il lavoro è una transazione razionale, il guadagno è la priorità. Lucide negli obiettivi, ma paradossalmente fragili nelle relazioni.
- Power & Purpose (19,7%) — Identitarie performative. Il lavoro è realizzazione e identità. Il denaro è risorsa attiva. Il profilo con il più alto empowerment decisionale: decidono e agiscono.
- Slow & Reali (17,6%) — Equilibrio disincantato. Il lavoro è un mezzo, non una definizione di sé. Conta il tempo per la propria vita. Basta rispetto — niente amicizia.
L’indipendenza economica femminile si declina quindi in quattro grammatiche: assente, funzionale, programmatica e aspirazionale-incompiuta. È quest’ultima — la più diffusa — a indicare dove orientamento, educazione finanziaria e accompagnamento possono fare la differenza più concreta.